“In mutande ma vivi”. La mini-festazione del Foglio a Milano

All’ombra del Castello Sforzesco, fuori dal Teatro Dal Verme a Milano, ci sono pochi giovani per la manifestazione “In mutande ma vivi”, indetta dal direttore del Foglio Giuliano Ferrara in risposta a quella che si è tenuta al Palasharp lo scorso 5 febbraio per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato dalla Procura di Milano per i reati di «concussione» e «prostituzione minorile».

A causa del timore di un intervento da parte dei centri sociali, la zona è presidiata dalle forze di polizia e dai carabinieri, con camionette che hanno circondato il teatro da via Puccini a Largo Maria Callas, mentre un elicottero dalle 10.40 circa ha sorvolato per circa un’ora l’area interessata dalla manifestazione, durante lo svolgimento della quale una ventina di poliziotti in tenuta antisommossa hanno sbarrato l’ingresso impedendo l’accesso al teatro ormai pieno. Una quarantina di poliziotti in borghese si sono mischiati fra la gente rimasta all’esterno dell’edificio a seguire la manifestazione.

Molti ex-finiani delusi, circa un centinaio fra uomini e donne per la maggior parte ultra-cinquantenni, sciure imbellettate inviperite contro chi parla ancora di conflitto d’interessi. C’è la Milano bene. Molti hanno sottobraccio copie di quotidiani fra cui si distinguono per la maggior parte il Corriere della Sera, il Foglio, il Giornale e Libero; qualcuno invece brandisce con orgoglio evocativi cartelli multicolori che recano la scritta “SPIASI su ordinazione”. Qualche giornalista prende appunti sui classici taccuini di carta, mentre le nuove leve preferiscono usare la videocamera.

Si ascolta in silenzio l’intervento di Giuliano Ferrara che ha più i toni e la struttura di un’arringa. La difesa del Premier è incentrata sulla minaccia dell’esistenza di un “diritto totalitario” che scade nel dispotismo etico in cui lo Stato è l’oppressore del singolo e nella necessità di distinguere fra reato e peccato. Con sottili abilità oratorie e demagogiche Ferrara interroga retoricamente la folla sulla opportunità da parte di ciascuno di giudicare i comportamenti altrui. Chi è senza peccato, insomma….E così, sulla scorta del potrebbe capitare a chiunque, è il direttore del Foglio a tirare in ballo alcune recenti vicende private riguardanti la vita del Cavaliere, cioè la morte della madre e il divorzio dalla moglie, che inducono a giustificare o quantomeno invitano a comprendere il comportamento di Berlusconi, vittima dell’accanimento moralistico dei puritani.

Si invoca una sospensione del giudizio nei confronti della faccenda in nome dell’elogio della differenza intesa come ricchezza. Non appare chiaro, però, differenza da che cosa. Se da una generica definizione di normale, inteso come mediocrità o forse conformità al resto.

Ed ecco che finalmente si parla di loro, le protagoniste, le “papi-girls“. Nel discorso di Ferrara su “Sputtanopoli” non sono mai chiamate escort, nè viene menzionato mai il fatto che alcune di loro fossero minorenni: sono semplicemente delle ragazze che desiderano più di ogni altra cosa fare televisione e sono affascinate dall’uomo più potente della tubo catodico nostrano, il quale elargisce loro dei regali in occasione di cene private.

E così, in nome di una generica difesa del privato, non si fa in sostanza alcuna distinzione fra le vicende private di un cittadino comune e quelle invece di un rappresentante delle istituzioni.

Un’arringa calorosamente applaudita che termina alle 13.45 con l’auspicio di un ritorno dell'”ingessato” Berlusconi Presidente del Consiglio al Berlusconi del ’94, più libertario e che accetti il contraddittorio televisivo. All’uscita, mentre il giornalista di Annozero Corrado Formigli cerca di intervistare il Ministro della Difesa Ignazio La Russa fra le contestazioni dei presenti, il giornalista Filippo Facci stringe le mani dei fan che lo avvicinano per dimostrargli la loro stima.

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