“Se non ora quando”. La manifestazione delle donne a Milano

il potere delle donneLa mia manifestazione comincia appena uscita da casa, alla fermata del tram all’inizio di Corso Sempione. Mentre aspetto sotto una pioggerellina fastidiosa l’arrivo dell’1 che mi porterà in piazza Castello, vedo gruppetti di donne, ragazze, signore di mezza età e bambine che sembrano andare nella mia stessa direzione.

Forse leggermente suggestionata noto sprazzi di viola che spiccano fra i colori dei loro indumenti. Sul tram strapieno si parla della manifestazione, qualcuno la confronta con ciò che potrebbe accadere in America.

Ci sono anche molti uomini. Ho l’impressione che andiamo tutti nello stesso posto. L’autista rimprovera i passeggeri del suo tram, non siamo ben distribuiti nel vagone. Una signora sorridente al mio fianco lo rassicura: «Vedrà che alla prossima scendono tutti. È la fermata top!» Dichiara sicura, a voce alta. All’arrivo mi accorgo che effettivamente è così. Milano oggi rinuncia all’happy hour per un altro appuntamento che pare irrinunciabile dalla quantità di gente che si è riversata davanti al Castello Sforzesco.

Poco prima dell’inizio previsto per le 14.30, tutta la piazza antistante il Castello Sforzesco è piena di migliaia di ombrelli colorati; al riparo lì sotto ci sono tutte le generazioni di donne “normali”. In compagnia degli uomini, gruppetti di nonne e nipoti, donne dai 6 ai 60 anni, mamme, lavoratrici, studentesse, lesbiche e etero si sono date appuntamento qui, ad una manifestazione che ha riunito tutti i ceti sociali e tutte le età in nome di una richiesta di maggior dignità nei confronti dell’immagine della donna sui media e in politica. Che poi è la stessa cosa.
Ci sono anche tanti papà – non papi – con le proprie figlie. Nell’appello pubblicato dalle organizzatrici sul blog ufficiale di Se non ora quando “la partecipazione di uomini amici è benvenuta”. Ciò che è assolutamente vietato sono invece i simboli politici che, seppure sporadici, si scorgono nella piazza. Qualcuno si chiede se lo spazio di Piazza Castello potrà effettivamente contenere tutti i presenti: «Ma perché non hanno dato un posto più grande per la manifestazione?». Non c’è polizia, nessun presidio di forze dell’ordine, non vedo neanche ambulanze. «Se qualcuno si sente male qui in mezzo ci resta» – penso mentre mi becco un’incauta ombrellata in testa!

Comincia un po’ in ritardo, verso le 15. Musica di sottofondo e sventolio di sciarpe bianche in segno di protesta e partecipazione. Due palermitane presentano la manifestazione nelle due maggiori piazze d’Italia: sono l’attrice Isabella Ragonese a Roma e la comica di Zelig Teresa Mannino a Milano. Su di un palco striminzito e invisibile dalla mia precaria postazione si susseguono gli interventi fra gli altri di Gad Lerner, Franca Rame e Dario Fo e di alcune delle organizzatrici. C’è soprattutto indignazione nelle parole degli intervenuti che invocano con tutta la piazza le dimissioni del premier Silvio Berlusconi. E alla fine si riduce un po’ tutto a questo. Forse si poteva fare di più.

Si poteva trovare ancora più energia e più argomenti per stressare ancora di più l’attenzione della società civile nei confronti della difficoltà di essere donna oggi in Italia, tra pillole abortive vietate, rischi di licenziamento a causa della maternità, un welfare debole verso le mamme d’Italia che spesso si trovano costrette a compiere la scelta di non diventarlo mai a causa della mancanza di tutele da parte dello Stato (bonus, asili nido, strutture scolastiche adeguate, etc.). Si poteva forse parlare a cuore aperto a quelle ragazze che, senza andare troppo lontano fino ai festini di Arcore, sono convinte che per una borsa griffata o per un esame superato all’università valga la pena di vendersi a uomini tristi e soli. Si poteva trasmettere loro un po’ di quell’orgoglio femminile – non femminista – che aleggiava sulla piazza, mostrarsi finalmente complici e forti verso chi pensa che sia sufficiente apparire esteticamente gradevoli per raggiungere un obiettivo qualunque nella vita. Purtroppo però non era questo fin dal principio l’intento di questa manifestazione, a cui bisogna comunque riconoscere il merito di essere stata ecumenica almeno nella partecipazione di milioni di “radical chic” che in tutta Italia e in molte parti di Europa e del mondo in questa domenica stanca e uggiosa hanno gridato tutte insieme per chiedere più rispetto agli uomini e a se stesse.

il tricolore delle donne

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