Un sindaco palermitano per Milano?

Fra la frenesia per i preparativi per il Salone del Mobile, le continue maratone cittadine e il clima estivo che da solo porta un gran subbuglio e tanta gente per strada, a Milano fra poco ci sono le prossime elezioni comunali. Me ne accorgo soffermandomi a guardare un po’ per caso la facciotte tirate sui manifesti elettorali. E almeno 3 cose saltano agli occhi: 

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1) sono scomparsi i simboli dei partiti dai manifesti: sostituiti da colori vivaci e slogan pseudoevocativi, viene il dubbio che non servano più a nulla o che addirittura portino male;

2) la Moratti “among the people” dalle unghia smaltate e il sorriso equino sembra un ibrido fra il mondo fatato di Hollie Hobby, la strega di Biancaneve e la replica di se stessa nell’imitazione cabarettista di Paola Cortellesi;

3) tra le innumerevoli, una di queste facciotte è quella sbarazzina e rassicurante di un certo Manfredi Palmeri. E si accende una lampadina.

Cognome e viso molto familiari, mi hanno subito fatto pensare a casa mia, a Palermo, ma la conferma è arrivata solo grazie a una veloce ricerca su internet, che mi ha permesso di sapere fra l’altro con quale partito è candidato, cioè Futuro e Libertà.
Sangue meneghino da parte di madre, palermitano da parte di padre, nel capoluogo siciliano è nato e ha studiato al liceo classico Vittorio Emanuele, ma vive a Milano da quando aveva 21 anni. Qui ha frequentato l’Università Bocconi, lavora e ha messo su famiglia. Da dieci anni è consigliere comunale.

Sul sito personale di Palmeri non c’è un programma politico, ma tante foto, un’agenda degli eventi – domani alle 12.00 si terrà all’Hotel dei Cavalieri la presentazione ufficiale della lista elettorale – e innumerevoli tweet che seguono passo passo il candidato nelle sue peregrinazioni obbligate da campagna elettorale. Lo slogan scelto per far breccia sugli elettori, “La Primavera di Milano”, non è molto incisivo e in generale si adegua alla vaghezza dei concorrenti e alla tendenza condivisa di voler parlare in modo semplice e intuitivo, per immagini.

Chissà se è il tipico palermitano di mondo che, approdato nella grande metropoli del business e delle opportunità, dimentica radici e accento di casa sua e tenta una milanesizzazione del proprio modo di vivere e parlare, o se al contrario l’ha scelta suo malgrado portandosi dietro la nostalgia del mare, l’inventiva, la capacità di adattamento e la solarità della Sicilia.

Certo sarebbe un colpo per la roccaforte leghista…E se un palermitano governasse Milano? Come la vorrebbe? Cosa porterebbe del posto in cui è nato e cresciuto? E soprattutto, se riuscisse, si guarderebbe indietro?

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