Fenomenologia del tassista milanese

Taxi MilanoDi solito il tassista a Milano non è mai milanese doc. Calabrese, campano, pugliese, siciliano, egli è più spesso una commistione di sangue terrone e padano, un cocktail esplosivo frutto di uno sradicamento alla ricerca di migliore fortuna lontano dal mare e poi di un ri-radicamento sotto la Madonnina – a volte tormentato, a volte orgoglioso e consapevole – che ha generato a sua volta prole ibrida dall’accento cantilenante e dalle vocali aperte. Perché gli emigranti esistono ancora, con altre forme e senza valigia di cartone, ma esistono ancora e riempiono i voli low cost durante le festività del calendario.

La mia indagine sociologica di tipo molto empirico in questi due anni di spostamenti e tragitti non automuniti nel capoluogo lombardo mi porta a individuare diverse tipologie di tassista milanese, tutte molte interessanti, che fanno di questa figura professionale un caposaldo del tessuto economico e sociale della città.

Le tipologie – C’è il furbo che ti fa fare sempre la strada più lunga, becca tutti i semafori rossi e non imbocca mai la preferenziale per procedere invece a passo d’uomo dietro i tram e bus che bloccano il traffico, e c’è l’orgoglioso di categoria, che brucerebbe al rogo tutti i mezzi pubblici della città – e pure qualche pedone – per lui unici colpevoli della congestione. C’è lo sgamato che sfreccia in pieno centro a qualunque ora e in 5 minuti ti fa attraversare la città prendendo solo vie secondarie, ma che quando lo paghi ti accorgi che qualche sostanza stupefalcolica l’ha assunta,  c’è il timido e c’è il provolone, lo stronzo che non accetta da te ingerenze sulla scelta del percorso e il supergentile che ti riporta posto casa il cellulare dimenticato sul sedile posteriore e ti augura buon viaggio. Ci sono il religioso e il bestemmione, l’ultrà calcistico e quello anti-berlusconiano, il chiacchierone meteorologico e il taciturno; c’è l’esperto musicale che ascolta rock anni ’70 e ti consiglia di vedere il film sui Talking Heads e quello che ti uccide con il disco di Riccardo Cocciante.

Altra categoria da non sottovalutare è quella delle signore in giallole tassiste, dall’aria rassicurante e la vettura scintillante dentro e fuori, con la loro andatura sicura scalzano tutti i luoghi comuni esistenti sulla guida in rosa, portandoti a meta con garbo in poco tempo, in silenzio e lasciandoti sempre incolume. Ma il migliore credo di averlo incontrato ieri. Di sabato sera, sotto il primo vero diluvio della stagione,  il 2.0 vagamente partenopeo ci ha portato a destinazione guidando e chattando in diretta su msn! Su msn, con tanto di schermo video e tastiera inserita nel volante al posto del clacson… Il suo avatar? Manco a dirlo, Taxidriver!

Taxi in fila a MilanoUomo o donna che sia, integralista lombardo o dalle origini spurie, lumaca o schumi, due sono i capisaldi della professione che accomunano la fenomenologia sopra esposta: tom tom di concorrenza e la fila. Tacita convenzione economica la prima, la seconda è invece una regola rigidissima a cui ogni passeggero deve rigorosamente attenersi: a Linate come in stazione Centrale, a piazza 24 Maggio come in Duomo, se nelle linee spesso parallele di auto bianche ne salti anche solo una per errore, sei prontamente ripreso e invitato con un certo disappunto a rispettare l’ordine preciso di precedenza. Ed è questa la legge non scritta che tiene insieme l’intera struttura sociale della categoria dei tassisti milanesi.


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