I pensierini di Natale, ovvero come superare l’angoscia dei regali

I pensierini di Natale non sono affatto pensati, 1 su 3 è una cagata comprata d’impulso per non restare a mani vuote, e di solito riciclata a qualcun altro il Natale dopo. I libri o la beneficenza sarebbero la scelta giusta, ma onde evitare di essere tacciata di eccessivo buonismo o intellettualismo, o piuttosto di stolitaggine visto che si tratterebbe di un bis, quest’anno mi butto anch’io sull’inutile-doveroso acquisto ameno dei pensierini.

Per  prima cosa, per sopravvivere e riuscire alla fine a cavarne qualcosa da quest’ultima chance del week-end prenatalizio, ci vuole ordine. È per questo che con Gbø decidiamo di stilare una lista ragionata e organizzata dei regali di Natale. Mentre lo spirito del Grinch aleggia su di noi, ci cimentiamo in un breve ma intenso brainstorming telefonico che ci porta a riconsiderare l’origine di questa usanza millenaria e insensata – Ma perchè  si fanno questi benedettregali a Natale? e ci fa concordare fra l’altro sull’assoluta stupidità di praticare consapevolmente shopping compulsivo ben prima dell’inizio dei saldi. Tuttavia giungiamo all’amara conclusione di non avere scelta: pena l’esclusione sociale, anche quest’anno dobbiamo farli.

A questo punto bisogna ottimizzare e, piuttosto che girare a zonzo  per il caos del centro di Milano come pesci smarriti in acquari pieni di pesci pazzi, cerchiamo almeno di mettere a fuoco chi/cosa: mamma-papà-fratello-sorella, una mezza dozzina di amiche a testa, coinquilina, almeno un jolly, che poi è sempre quella persona che non sei sicura al 100% che ti farà il regalo, ma devi comunque provvedere per non fare brutta figura. L’impresa tra l’altro per me è più difficile quest’anno, per via del vincolo cromatico che mio malgrado io stessa ho imposto per i regali alle amiche: solo di colore fucsia-rosa-rosso, e tanti saluti. A ciò si aggiunge il festeggiamento del Natale Tascio, che consiste in una pesca fortuna la sera del 25 con premi assortiti unisex e rigorosamente trash. Impossibile partorire a priori un’idea, al peggio, al kitsch e all’inatteso non c’è mail fine.

Nel mio vagabondare per le strade di Milano in cerca d’ispirazione per i pensierini fatti un po’ a muzzom’imbatto per caso in  meravigliosi posti passatempo, come il flagship store di Fabriano con le scritte a inchiostro grandi sul muro, l’odore della carta e gli oggetti di design in cellulosa colorati e unici, e come tali carissimi; o come Oplà, il negozio delle meraviglie dall’aria vagamente retrò nascosto all’interno di un cortile di via Paolo Sarpi a Chinatown, dove curiosare a suon di grammofono fra cristalli, ciondoli fatti a mano, fate, borse e spille che ti catapultano d’incanto nel favoloso mondo di Ameliè. Alla Libreria del Mondo Offeso in corso Garibaldi mi commuovo per i quotidiani sparsi sul tavolo di legno scuro e gli orologi senzatempo, rimango a bocca aperta per la mongolfiera che pende giù dal soffitto e mi stupisco di trovare così tanti libri di autori siciliani, mentre chiacchiero di casa mia con la libraia milanese.

Ogni acquisto ha il suo luogo giusto e non tutte le strade sono un percorso…

Alla fine mi distolgo dall’obiettivo: il bottino del mio primo semi-fallimentare pomeriggio di shopping natalizio è consistito soltanto in due paia di orecchini cinesi a budget molto ridotto che destinerò uno alla portinaia e l’altro ancora non so, ma meglio prevenire.
Per fortuna ho ancora due giorni e la libreria è sempre la scelta giusta: ci trovo anche dei non-libri carini e perfetti per le doti culinarie presunte o reali delle amiche, mentre l’acquisto on line può essere risolutivo, soprattutto per mamma e papà che forse adesso verranno a trovarmi. A questo punto manca solo il panetùn, questo da prendere artigianale rigorosamente in pasticceria domani, prima di partire.

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2 risposte a I pensierini di Natale, ovvero come superare l’angoscia dei regali

  1. Giulia ha detto:

    Totally agree :D.
    Ti dimentichi la Fiera dell’Artigianato, il regno di questo stupido shopping compulsivo. Ogni anno mi riprometto di non andarci e men che meno nel weekend e alla fine mi ritrovo imbottigliata di sabato pomeriggio negli stand rigorosamente siculi ad ingozzarmi di patè ed olive e comprare tutto tranne che i regali di natale

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