Il panzerotto di Luini e il business del fritto a Milano

Il mitico panzerotto di Luini è una delle tappe obbligate per chi crede di essere un vero conoscitore di Milano. Menzionato tra le 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita a Milano e dai milanesi doc che ne vanno orgogliosi, conosciuto dai turisti di tutto il mondo, è un’impresa non da poco riuscire a portarsi a casa il famoso bottino fumante perché la coda di gente in attesa è sempre chilometrica. Ogni volta che ho fatto il tentativo, alla fine ho sempre desistito, oggi invece decido di provare più risoluta del solito in pausa pranzo.

E così eccomi qua, dopo un mini shopping tour molto faticoso, giro l’angolo della stradina che porta alla Rinascente e mi si para davanti l’odiosa fila. Non demordo stavolta e coraggiosa e paziente mi metto anch’io in coda. Le mie aspettative salgono al passare del tempo e la mia fame pure, ad ogni cartoccio profumato che esce fuori dalla porta di ingresso. Sarà che siamo a Milano ed è tutto più ordinato e organizzato, ma l’attesa per fortuna dura meno del previsto. Si avanza celermente e così posso finalmente avvicinarmi a sbirciare il grande menù alle pareti, e farmi venire ancora di più l’acquolina in bocca.

Luini, ingresso

Luini è un buchino di panificio con una bella insegna fuori che sa di tradizione e un bancone di vetro pieno zeppo di focacce e paste dolci e salate, con due rapide signorine molto cortesi e di bella presenza che ti servono. Come da Abercrombie e in discoteca c’è il buttafuori, o buttadentro regola-fila, dipende dai punti di vista.
Le proposte sono assortite, si va dal classico panzerotto, quello fritto, con mozzarella e prosciutto o pomodoro,  alla variante con verdure, acciughe, o pesto.  Alla fine opto per la versione light, al forno con mozzarella e pomodoro, e subito dopo butto al vento i buoni propositi di leggerezza ordinando anche un panzerotto dolce alle fragole e cioccolato. Costo unitario 2,50 €, le signorine incartano, pago ed esco dalla apposita corsia di uscita. Tempo medio di tutta l’operazione, compresa la deglutizione, 4 minuti netti.

il panzerotto di Luini (foto funtouristattractions.com)

Il panzerotto  in definitiva è una sorta di calzone, ma più piccolo e a dire la verità un po’ meno soddisfacente: quello fritto è meno unto di quello siciliano, e un po’ meno condito, quello al forno è meno soffice e senza cimino o, come si dice nel resto d’Italia, senza sesamo. Il dolce invece assomiglia più a una genovese o alle mitiche cassatella di Agira, con la loro composta granulosa all’interno ricoperta di pasta frolla. Nel complesso però siamo a Milano e non si può avere tutto riguardo al cibo: vincono comunque, il “pezzo” e il fritto, che qui si mangiano alla luce del sole in pausa pranzo e non all’alba dopo una notte brava come a Palermo.

Resta però alla fine la certezza, condivisa da tutti i conterranei fuorisede che mi è capitato di incontrare, sul successo sicuro di un progetto gastronomico siciliano fuori dall’isola e di poter tranquillamente sbarcare il lunario, a Milano, Bologna,  o Torino, semplicemente con un chiosco di panelle e crocchè, arancine o calzoni.

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2 risposte a Il panzerotto di Luini e il business del fritto a Milano

  1. Giulia ha detto:

    Non pensavo che ancora non ci fossi stata! è l’unica opzione low-cost se ti trovi in duomo ad ora di pranzo. Concordo su tutto, non per essere campanilista ma chi è abituato alla rosticceria sicula si sorprende poco di fronte al “panzerotto”.
    Hai il libro “101 da fare a Milano almeno una volta nella vita”? Ne vale la pena? Ogni volta lo scruto in libreria ma sono indecisa se prenderlo o meno.

    • stessa indecisione, l’ho sfogliato diverse volte in libreria senza mai comprarlo, insieme alle 101 cose da fare a palermo..ecco, ho trovato un proposito per il 2012, grazie giulia!

      #panzerotto: almeno abbiamo trovato qualcosa di low-cost a milano!
      🙂

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