Ecco com’è il Centro non al Centro di Zamparini

Più della campagna elettorale per le prossime amministrative, più delle fallimentari primarie del centrosinistra, l’evento del momento in questi giorni a Palermo è l’apertura del nuovo centro commerciale Conca d’Oro, di proprietà del patron del Palermo Calcio Maurizio Zamparini.

Reduce da una settimana in un outlet village, appena tornata a casa dovrei probabilmente soltanto andare in spiaggia, o dal parrucchiere. Invece il mio obiettivo è studiare quella che ritengo sia la concorrenza, quello di mia madre invece una lavatrice nuova.

Prima di andare mi preparo come sempre cercando info sul web. Prima di tutto noto che servirebbe un bel lavoro di SEO per il sito concadoropalermo.it che su Google compare soltanto a pagina 4 dei risultati di ricerca delle keyword “conca d’oro”.


Il sito ha una grafica abbastanza semplice e lineare che richiama quella che ha bombardato nelle ultime settimane le strade di Palermo, con una campagna multifase che ha invaso la città di affissioni e autobus loggati in giallo-verde.
In homepage c’è la foto di Manuelona Arcuri
che sarà presente presso uno dei punti vendita giustogiusto questo pomeriggio, che tempismo…
La struttura e le sezioni sono essenziali, ma rendono la navigazione intuitiva e semplice. Il Comunica con noicon form da compilare soltanto per B2B sono un contropiede astuto per il patron, ma un po’ escludente per i clienti B2C, a meno che non vogliano inviare una candidatura professionale. I tuoi suggerimenti sembra più uno strumento finalizzato a misurare gratuitamente il ROI degli investimenti pubblicitari, e invece  potrebbe essere un interessante spazio aperto di confronto, più adatto però ad essere ospitato sui social network.

Ciò che, sicuramente per mio limite, mi è incomprensibile è la rappresentatività del logo – tre blocchi verticali bianchi di varia lunghezza su un fondo oro – che non mi pare abbia nulla a che fare con cerchi, epicentri o distese di arance e limoni, ma ricorda vagamente un simbolo fallico, oppure la corona, che a questo punto poca pertinenza avrebbe con la scelta del naming. Saranno forse i petrodollari degli arabi?
Sotto, un claim promettente: “100 negozi, 100 storie”. Però della storia dei cento negozi sul sito, ma anche sulla pagina facebook, non c’è alcuna traccia. Al suo posto c’è una colorata  mappa interattiva  divisa per categorie merceologiche.

Poche indicazioni in viabilità per raggiungere il Centro, all’arrivo alle tre di venerdì pomeriggio il primo posto libero al parcheggio è al C4, dall’altra parte dell’ingresso principale. Appare subito chiaro che il centro non è al Centro.
E’ piuttosto una freccia o un triangolo in cui l’Auchan è l’àncora dove ti perdi tua madre almeno un paio di volte, tra pacchi squarciati di pasta Tomasello in offerta e piantine di fiori colorati. A parte aver trovato l’ananas a pallini, la candela al profumo di lycis, e il caffè Morettino in superofferta, qui il rapporto qualità-prezzo mi pare non sia buono.

Un misero corner con il merchandising del Palermo Calcio è relegato fra cartoleria e caramelle vicino alle casse del supermercato.

Il personale è preparato e disponibile e in mezz’ora sono diventata un’esperta dell’evoluzione storico-tecnologica delle lavatrici negli ultimi 30 anni, anno di primo acquisto del nostro ormai defunto apparecchio domestico.

Passo in rassegna rapidamente marchi e  negozi, che sono tutti più o meno noti e più o meno medi, ad eccezione di Bershka e Stradivarius, che arrivano a Palermo per la prima volta.

Non ho visto nessuna area attrezzata per i bambini. In compenso, il bus navetta tutti i giorni dal centrocittà e il servizio di spedizione pacchi e pacchetti posto casa, nello stesso giorno, al costo di 4 euri mi sembra un ottimo servizio di customer care.

Ovviamente alla fine non abbiamo comprato nessuna lavatrice, un po’ per indecisione familiare e un po’ per aver scovato sostanziali differenze di prezzo fra modelli identici venduti da Expert rispetto a quelli venduti un poco più in là, da Auchan.

Esco senza aver nemmeno visto Zara e, dopo aver snobbato la Manuelona assediata dall’isterismo della folla smartphone-munita, l’angoscia mi prende. Dove cavolo ho messo la macchina? Vagando per le corsie del parcheggio con un carrello stracolmo, penso che Mosaicoon dovrebbe inventare un’app per ritrovare la propria macchina appena usciti dall’ebbrezza della shopping experience.

Nonostante l’assoluta non straordinarietà dal punto di vista sia architettonico che di qualità dell’offerta e sicuramente più del Forum e del Poseidon, Conca d’Oro è il centro commerciale dei palermitani. L’unico che, grazie all’effetto simpatia generato suo malgrado dal patron Zamparini può assolvere al difficile compito di fidelizzare i cittadini del capoluogo a un modo di fare acquisti diverso dall’evergreen dello shopping sottocasa.

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