Cosa pensano della Khultura i futuri sindaci di Palermo?

Lo confesso, sabato pomeriggio sono andata al Khursaal Khalesa  prima di tutto per sperare di chiarirmi le idee e decidere finalmente chi votare alle prossime elezioni amministrative della mia città. E poi perchè credo che l’argomento del dibattito – la Cultura e il programma politico dei candidati Fabrizio Ferrandelli, Alessandro Aricò e Leoluca Orlando su questo argomento gigantesco – sia il punto fondamentale da cui ripartire per mettere insieme i cocci sparsi di questa città.

Massimo Costa, candidato per lo schieramento di centrodestra con PDL e UDC, non l’avranno invitato, perchè fra Alessandro Magno, i lirici greci e le rimembranze su sua nonna avrebbe probabilmente fatto diventare il pomeriggio di riflessioni in un rave party del dibattito culturale. Comunque lui si fa vedere lo stesso, perchè ha mandato il suo bel camioncino bianco con arcobaleno giallorosso a posizionarsi a sfregio proprio davanti l’ingresso del locale.

Arrivo un po’ in ritardo e dopo la prima mezz’ora Aricò si alza e se ne va. Lui perde la partita a tavolino, io non ho gli elementi che volevo per valutarlo come mio possibile sindaco e l’incontro moderato dal giornalista Salvatore Cusimano e dallo scrittore filosofo Salvatore Ferlita di fatto si trasforma in un botta e risposta alquanto velenoso fra i due galli nel pollaio dello schieramento di centrosinistra, Ferrandelli nuova leva e Orlando vecchio volpone navigato. Gli organizzatori li hanno astutamente fatti sedere agli antipodi. Non si guardano mai in faccia, ma riprendono e ribattono l’uno alle enunciazioni dell’altro con fare fintamente propositivo, in realtà con l’unico intento di smontare e rendere ridicola l’idea e la proposta dell’altro. Nel corpo a corpo verbale, alla non meglio specificata necessità di trovare regole condivise, nuovi provvedimenti e coralità nelle decisioni evocata da Ferrandelli fa eco la necessità espressa da Orlando di creare spazi culturali nuovi; se il primo propone la creazione di una Consulta composta dalle associazioni culturali cittadine che funga anche da organo di controllo nel processo di allocazione delle risorse, il secondo propone sostanzialmente la stessa cosa, ma la chiama Libro Verde della cultura.

Leoluca  classe ’47 e due legislature come sindaco della città, e Fabrizio classe ’80, sorpresa delle primarie cittadine. Due generazioni a confronto: uno parla dell’importanza sociale dell’opera lirica e del teatro, l’altro della razionalizzazione delle aree cittadine per valorizzare la movida notturna per le strade della città; redistribuzione degli spazi contro redistribuzione delle risorse, Pina Bausch contro Emma Dante. Il punto in comune, l’aver interpretato nelle risposte l’argomento, la cultura, quasi unicamente come espressione della performance artistica, dalla musica, al teatro, alla danza. Ma la cultura non è soltanto palchi e scintillii, firme e prestigio internazionale: la cultura è soprattutto un diritto fondamentale. Diritto alla conoscenza, allo studio, uno strumento di formazione della coscienza civica che non si misura in metri quadrati da riallocare – a maggio ragione se mancano i contenuti con cui riempire questi spazi – nè in leggi  da redigere. Prim’ancora di lanciare un bando pubblico per l’organizzazione del Festino di Santa Rosalia o promettere di non nominare più consulenti che se ne occupino, la cultura dovrebbe essere pensata dagli amministratori locali come sistema di welfare e di inclusione sociale, per combattere l’evasione scolastica, la delinquenza, la mancanza di meritocrazia nelle sedi universitarie. Dovrebbe ade esempio preoccuparsi di dare gli strumenti per consentire lo svolgimento minimo della didattica, di preparare e motivare il corpo docente, di sburocratizzare e fornire strutture adeguate all’esercizio del diritto allo studio.

«Non si può candidare Palermo a capitale europea della Cultura nel 2019, se prima la cultura non la crei dentro la città» – risponde Orlando al colpo ad effetto lanciato dal rivale Ferrandelli – «bisogna prima renderla vivibile e attraente per evitare che, a parità di sensibilità, chi la abbandona diventi migliore di chi rimane».

***

L’incontro termina senza dar spazio alle domande del pubblico, i candidati a sindaco vanno via tutti sulle loro auto blu. Tutt’intorno aleggia un meraviglioso profumo di zagara che, col tempo, avevo dimenticato.

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3 risposte a Cosa pensano della Khultura i futuri sindaci di Palermo?

  1. Pingback: Caro Leoluca ti scrivo.. | MirtillaMalcontentaMarzulla

  2. 21magazine ha detto:

    Complimenti per l’articolo, che descrive con acutezza e argutamente come si sono svolte le cose. L’evento, organizzato dalla bella rivista trimestrale 21 (in edicola a soli due euro), ha avuto il merito di sottolineare l’importanza di un argomento cruciale per il futuro di Palermo, la cultura. Se si scommettese veramente su di essa la città si riempirebbe di visitatori stranieri a tutto giovamento delle imprese locali e delle casse comunali.

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