Caro Leoluca ti scrivo..

Caro Leoluca,

nel ringraziarti per la tua missiva che mi è stata recapitata testé dal postino, rispondo di seguito alla gentile tua.
Non ti nego che avrei preferito, per i motivi qui di seguito al punto 2), che tu avessi coerentemente con la scelta del mezzo, cominciato parlandomi con un personalissimo e più coinvolgente “Cara Silvia”, che certo predispone meglio e in modo piú partecipativo alla lettura. Detto questo, ho letto con attenzione quello che mi hai scritto e colgo l’occasione di questo colloquio epistolare per porti alcune domande:

1) con tutti i post, tweet, check in, like, share&friends che usiamo per comunicare ormai ogni cosa – e sui quali anche tu hai impostato la tua social campagna elettorale – perchè hai scelto di usare la carta e i boschi e di mandarmi una classicissima lettera in buca? Il fascino del supporto è indubbio, ma sicuramente la soluzione è poco economica-ecologica.

2) se la tua risposta è: «Perché  è piú personale e il messaggio è diretto e si rafforza con una comunicazione tradizionale one to one» allora ti chiedo: come mai hai scelto proprio me? (E il “come” qui ha proprio valore letterale: come/dove hai trovato i miei recapiti?) Perché mia nonna sì, e non ad esempio anche mia madre o mio padre che, non ti offendere, credo proprio che non ti voteranno?

3) fra le idee e proposte per Palermo contenute nel tuo testo fai piú volte e in contesti differenti riferimento a instaurare “Patti che favoriscano la partecipazione”, un “Patto con la Palermo produttiva, colta e solidale”, un “Patto produttivo con tutte le categorie”, “Patti per promuovere le eccellenze e creare occupazione”. Potresti per favore spiegarmi meglio in cosa consistono e come si applicano questi “Patti”, e quali obiettivi si pongono? E potresti per gentilezza anche rassicurarmi sul fatto che questo Patto con i siciliani nulla ha che vedere neanche lontanamente con quello stipulato da Berlusconi con gli italiani a Porta a Porta nel 2001?

4) perchè hai sentito il bisogno di ripetere per 17 volte la parola “tutti”?

5) qui avevi detto, sbeffeggiandolo un po’ l’idea lanciata da Ferrandelli, che «Non si può candidare Palermo a capitale europea della Cultura nel 2019, se prima la cultura non la crei dentro la cittá» e che «bisogna prima renderla vivibile e attraente per evitare che, a parità di sensibilitá, chi la abbandona diventi migliore di chi rimane». Ora invece sei tu a proporlo nel tuo invito al voto: sono confusa, cosa pensi veramente su questo?

Ti segnalo infine un paio di refusi a cui farei attenzione per i prossimi scambi epistolari: Asili va minuscolo, (nel primo paragrafo di pagina 2) il soggetto non va mai separato dal verbo con virgola, alla fine “degli” invece di “degni” di una grande cittá.. Nonostante questi typos e le cose sopra che vorrei sapere e soprattutto nonostante io non condivida il modo in cui “sei sceso in campo” in barba all’esito di una consultazione popolare che a quanto pare non serve a un tubo, credo che tu possa essere oggi l’unico candidato dalle spalle abbastanza larghe per sostenere il peso di questa città da rifare. 

Nel ringraziarti per l’attenzione, ti porgo i miei più
Cordiali saluti
SZ

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sono in tutti i luoghi e in tutti i laghi, fra padania e trinacria, marketing e velleità giornalistiche, passando per libri, foto e scritture varie, tipo questa. mirtilla22(at)gmail.com
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